Francesco Noventa

3I
Vincitori del canale A (lingua italiana), 5

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Traccia:
I Greci pensano: ciò che è autenticamente e radicalmente nuovo è ciò che non è già presente nell’esistenza; ciò che è nuovo è ciò che era un niente e che quindi sorge dal proprio niente. E ancora: l’estrema lontananza dall’esistenza, alla quale la distruzione può condurre, non è qualcosa di esistente, non è in alcun modo esistente, ma, daccapo, il niente. I Greci per primi pensano il significato assolutamente negativo del niente. Appunto per questo, solo a partire dai Greci il produrre ed il distruggere sono pensati come l’agire che fa uscire le cose dal niente e le fa ritornare nel niente, ossia produce la novità estrema e l’estrema del produrre e del distruggere e dunque per la prima volta l’uomo agisce proponendosi di far uscire le cose dal niente e di farvele ritornare. Questa, portata alla luce dai Greci, è la dimensione in cui si mostrano via via tutti i grandi eventi della storia europea, ossia le grandi forme della produttività e distruttività europee, dal mondo classico-cristiano alla produzione economica moderna, dalla scienza moderna e dalle rivoluzioni borghese e comunista alla civiltà della tecnica e alla possibilità che la tecnica provochi l’annientamento della razza umana. […] La scienza moderna e la tecnica determinano quindi certamente una rottura rispetto alla tradizione europea, ma sono insieme la conseguenza più rigorosa e fedele del senso greco della produzione e della distruzione.
Emanuele Severino, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Milano, Adelphi, 1988, pp. 15-16