Beatrice Menei

5D
Vincitori del canale A (lingua italiana), 2021

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Traccia:
AMBITO POLITICO Il dato di fatto è questo: gli uomini sono tra loro tanto uguali quanto diseguali. Sono uguali per certi aspetti, diseguali per altri. Volendo fare l’esempio più familiare: sono eguali di fronte alla morte perché sono tutti mortali, ma sono diseguali di fronte al modo di morire perché ognuno muore in modo diverso. Si può dire anche così: sono eguali se si considerano come genus e li confronta uti singuli, cioè prendendoli uno per uno. Tra gli uomini tanto l’eguaglianza quanto la diseguaglianza sono fattualmente vere perché corrispondono a osservazioni empiriche irrefutabili. Ma l’apparente contradditorietà delle due proposizioni - “Gli uomini sono eguali”, “Gli uomini sono diseguali” - dipende unicamente da ciò che si osserva. Ebbene: si possono chiamare correttamente egualitari coloro che, pur non ignorando che gli uomini sono tanto eguali quanto diseguali, danno maggiore importanza, per giudicarli e per attribuir loro diritti e doveri, a ciò che li rende uguali piuttosto che a ciò che li rende diseguali; inegualitari, coloro che, partendo dalla stessa constatazione, danno maggiore importanza, per lo stesso scopo, a ciò che li rende diseguali piuttosto che a ciò che li rende eguali. Si tratta di un contrasto tra scelte ultime, che affondano le loro radici in condizionamenti storici, sociali, culturali, anche familiari, e forse biologici, di cui si sa, o per lo meno io so, molto poco. Ma è proprio il contrasto tra queste scelte ultime che serve molto bene, a mio parere, a contrassegnare i due opposti schieramenti che siamo abituati ormai per lunga tradizione a chiamare sinistra e destra, da un lato il popolo di chi ritiene che gli uomini siano più eguali che diseguali, dall’altro il popolo di chi ritiene che siamo più diseguali che uguali. NORBERTO BOBBIO, Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica, Piccola Biblioteca Donzelli, 2014