Giulia Maria Giordano

III A indirizzo Liceo Scientifico N.O.
Vincitori del canale A (lingua italiana), 2019

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Traccia:
L’arte è nient’altro che l’arte! È quella che più rende possibile la vita, la grande seduttrice della vita, il grande stimolante della vita […] la redenzione di chi sa, di colui che vede il carattere enigmatico dell’esistenza, di chi vuole vederlo, di chi conosce tragicamente, [è] la redenzione del sofferente. F. Nietzsche, La volontà di potenza E dimmi, quando uno ama un altro, chi dei due diventa amico dell'altro: l'amante dell'amato o l'amato dell'amante? O è affatto indifferente? Platone, Liside, IX Il bello si accorda col sublime in questo, che entrambi piacciono per se stessi. Inoltre, entrambi non presuppongono un giudizio dei sensi né un giudizio determinante dell'intelletto ma un giudizio di riflessione [...] Ma saltano agli occhi anche differenze considerevoli. Il bello della natura riguarda la forma dell'oggetto, la quale consiste nella limitazione; il sublime invece si può trovare anche in un oggetto privo di forma, in quanto implichi o provochi la rappresentazione dell'illimitatezza, pensata per di più nella sua totalità [...] Tra i due tipi di piacere c'è inoltre una notevole differenza quanto alla specie: mentre il bello implica direttamente un sentimento di agevolazione e di intensificazione della vita, e perciò si può conciliare con le attrattive e con il gioco dell'immaginazione, il sentimento del sublime invece è un piacere che sorge solo indirettamente, e cioè viene prodotto dal senso di un momentaneo impedimento, seguito da una più forte effusione delle forze vitali, e perciò, in quanto emozione, non si presenta affatto come gioco, ma come qualcosa di serio nell'impiego dell'immaginazione. Quindi il sublime non si può unire ad attrattive; e poiché l'animo non è semplicemente attratto dall'oggetto, ma alternativamente attratto e respinto, il piacere dei sublime non è tanto una gioia positiva [...] merita di essere chiamato un piacere negativo. I. Kant, La Critica Del Giudizio Il quadro ci ha parlato. Stando davanti all’opera d’arte, ci siamo improvvisamente trovati in una dimensione diversa da quella in cui siamo comunemente. L’opera d’arte ci ha fatto conoscere che cosa sono veramente le scarpe. M. Heidegger, L’origine dell’opera d’arte […] troviamo che nondimeno un'arte bella è rimasta e doveva rimanere esclusa da questa indagine, non essendo per lei alcun luogo conveniente nella trama della nostra esposizione: LA MUSICA. Ella è staccata da tutte le altre: non conosciamo l'immagine, la riproduzione d'una qualsiasi idea degli esseri che sono al mondo; eppure ella è una così grande e sublime arte, così potentemente agisce sull'intimo dell'uomo, così appieno e a fondo viene da questo compresa, quasi lingua universale più limpida dello stesso mondo intuitivo. A. Schopenhauer, Il Mondo come volontà e rappresentazione La mobilità storica dell'esistenza umana è proprio costituita dal fatto che essa non è rigidamente legata a un punto di vista, e quindi non ha neanche un orizzonte davvero conchiuso. L'orizzonte è invece qualcosa entro cui noi ci muoviamo e che si muove con noi. Per chi si muove, gli orizzonti si spostano. H.G. Gadamer, Verità e metodo [L'arte], poiché non nasce per opera di volontà, si sottrae altresì a ogni discriminazione morale, non perché le sia accordato un privilegio di esenzione, ma semplicemente perché la discriminazione morale non trova modo di applicarlesi. [...]. Altrettanto varrebbe giudicare immorale la Francesca di Dante o morale la Cordelia di Shakespeare [...], quanto giudicare morale il quadrato o immorale il triangolo. B. Croce, Breviario di estetica

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