LINDA FABBRIZZI

IV D
Vincitori del canale B (lingua straniera), 2020

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Traccia:
Traccia n.2 (ambito etico) “Utilità” è un termine astratto. Esso esprime la capacità e la tendenza di una cosa a preservarci da qualche male o a procurarci del bene. “Male” significa pena, dolore o causa di dolori. “Bene” è gioia o fonte di piaceri. È conforme all’utilità o all’interesse dell’individuo tutto quanto tende ad aumentare la somma totale del suo benessere. Ciò che è conforme all’utilità o all’interesse di una comunità, è quanto tende ad aumentare la somma totale del benessere degli individui che la compongono. La “logica dell’utilità” consiste nel partire dal calcolo o dal raffronto delle pene e dei piaceri attraverso tutte le operazioni del giudizio, senza farvi entrare alcun’altra idea. Io mi valgo del principio dell’utilità ogni qualvolta convalida la mia approvazione o disapprovazione di un atto privato o pubblico sulla potenzialità, dell’atto in questione, a generare pene o piaceri […] Se coloro che accettano il principio dell’utilità, trovassero nell’arido catalogo delle virtú un’azione che generasse piú dolori che soddisfazioni, non indulgerebbero un istante a considerare questa pretesa virtú come un vizio, né si lascerebbero sopraffare dall’errata opinione generale. Nessuno crederebbe facilmente che l’impiego delle false virtú serva al mantenimento delle virtú autentiche. Cosí pure se si trovasse tra i reati delle azioni che non recano danno alcuno, o dei piaceri innocenti, colui che segue il principio utilitaristico non tarderebbe un istante a classificare questi pretesi reati tra le azioni legittime, e nutrirebbe la massima comprensione per i presunti colpevoli, mentre riserverebbe tutta la sua indignazione per i cosiddetti virtuosi che li perseguitassero. (J. Bentham, Introduzione ai principi della morale e legislazione, in Sofismi politici, a cura di P. Crespi, Bompiani, Milano, 1947, pagg. 165-166)