VITTORIA PAGLIALUNGA

V G
Vincitori del canale B (lingua straniera), 2020

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Traccia:
Traccia n.3 (ambito politico) Sono i popoli del Sud del mondo che hanno sostituito L’Oriente nel ruolo di nemico dell’Occidente. Tra noi e loro c’è un confine che non è più un fronte […] ma un limes. Mentre il primo era una linea di separazione ma anche di contatto – e infatti correva pur sempre all’interno dell’Europa - il secondo è un’isola ed esclude. Il limes è tutto centrato sul senso di persecuzione di una massa: la circonda come le mura circondano una città assediata. Fuori dalle mura, infatti, non c’è propriamente l’altro, non c’è propriamente un nemico che si possa riconoscere e che ci possa riconoscere. C’è piuttosto il disordine, un pericolo non definibile compiutamente e dal quale neppure ci si può attendere d’essere compiutamente definiti. La massa si conferma e si solidifica certo a causa del pericolo e del senso di persecuzione, ma restando tutta all’interno di sé. […] Tutto questo produce una nuova geografia dell’immaginario politico […] Il Sud non resta a sud. I nuovi barbari che, nel nostro immaginario, cingono d’assedio l’impero bianco, vengono dal Terzo e dal Quarto mondo e penetrano fin nel Primo. È questa la novità decisiva, dopo la fine delle due paure. Il grande nemico c’era parso sempre distante, almeno nello spazio materiale. Anche per questo era rassicurante. Ora, invece, alla categoria del nemico che come tale è straniero, si sostituisce quella degli stranieri che come tali sono nemici. Da Sud e da Est un esercito in marcia sull’Europa: nel nostro immaginario ancora più che nella realtà, questi fantasmi stanno affollando a milioni. […] Noi ci sentiamo in conflitto con il nuovo nemico: dunque, lo siamo. Ma non si tratta di un conflitto cui, fino a ieri, eravamo abituati. Il nemico non è più uno specchio su cui misurare noi stessi per opposizione. […] Questa invasione è anche materiale, visibile: loro si insinuano in varchi, violano frontiere, sfruttano comunicazioni, approfittano di transiti, vogliono mettere radici tra noi. Non si tratta solo di un’invasione: si tratta d’una infezione, d’un contagio. Per difendercene - per difenderci dal nostro senso di persecuzione - ci rinserriamo entro le mura delle nostre città-continente. Non conta che l’allarme sia confermato o invece ridimensionato dalla realtà. Conta invece la nostra percezione dell’assedio. […] La geografia simbolica del limes non riesce a erigere mura così alte che resistano all’infezione, che blocchino il contagio. I barbari sono alle nostre porte: si insinuano tra noi. Ed è qui tra noi, che deve correre un confine più inafferrabile insieme più radicale, più duro. L’esclusione che non ci riesce verso l’esterno deve essere spostata all’interno: nelle coscienze nell’immaginario, nella mente sociale. È qui, dentro la città, che si erigono nuove separazioni, difese più sicure, confini più ovvi e certi. È qui che l’odio - parola a parola, muro a muro – ci recinge di rete spinata. Quanto più una civiltà si chiude, quanto più si difende, tanto meno a ha da difendere. Il barbari veri non vengono da fuori: sono dentro di noi da sempre. (Roberto Escobar, Metamorfosi della paura, Bologna, Il Mulino, 1997).